Il dorso curvo giovanile è una patologia che colpisce i ragazzi in età adolescenziale e durante la crescita. Si sviluppa spesso in quei periodi di crescita rapida, in cui le ossa vedono aumentare rapidamente le loro dimensioni, ma la muscolatura non cresce di pari passo e non è dunque in grado di sostenere la colonna in maniera adeguata: i ragazzi si ingobbiscono in conseguenza di ciò.
Si tratta di una situazione abbastanza comune da riscontrare, e talvolta autorisolutiva, nel senso che una volta che la muscolatura si adatta alla nuova struttura torna ad allineare correttamente la colonna, tuttavia abbiamo già visto, parlando della scoliosi, che molte deformità dell’età adolescenziale vengono poi mantenute anche in età adulta e non possono più essere corrette. Nei casi più gravi si può anche sospettare la sindrome di Scheuermann, che vede un’osteocondrosi delle vertebre, dunque una vera e propria alterazione strutturale delle stesse.
Viviamo anche in un periodo storico e in una società dove molte delle attività del quotidiano portano i ragazzi a “ingobbirsi”: sono spesso chini sui libri a scuola, poi seduti magari malamente di fronte al pc, e poi piegati con il viso incollato al telefono. Proprio tutte queste attività così comuni portano spesso a trascurare il problema, in quanto ci si accorge effettivamente della deformità quando ormai è troppo tardi per correggerla, in quanto le attività quotidiane la nascondono.

Questa condizione comunque non nasce semplicemente dalle attività quotidiane, ma è possibile sia presente una base genetica/ereditaria, o può comunque essere conseguenza di microtraumi ripetuti. I ragazzi che soffrono di dorso curvo potrebbero lamentare dolore e indolenzimento nella zona dorsale. Questo però non è necessariamente il primo o l’unico sintomo a manifestarsi. Il dorso curvo infatti va a limitare sia i movimenti della colonna che quelli delle spalle, e i ragazzi faranno perciò fatica a estendere la colonna, guardare verso l’alto per lunghi periodi, o sollevare e mantenere le braccia in alto per più tempo.
E’ fondamentale una valutazione specialistica di questo tipo di condizioni, per discriminare subito quelli che sono semplici vizi posturali dalle vere e proprie alterazioni strutturali, che andranno prontamente corrette.

Il trattamento parte solitamente dall’educazione del paziente e della sua famiglia, riguardo le attività da limitare e quelle da incentivare: lo sport in generale, e le attività in estensione in particolare sono da enfatizzare in questo tipo di pazienti.
Molto spesso si può utilizzare la terapia manuale a complemento della componente di esercizi, per cercare di ridurre le rigidità tissutali e guidare in maniera corretta il movimento del paziente. Le tecniche utilizzate sono quasi sempre indolori e i pazienti ne traggono un immediato beneficio. La cosa fondamentale da chiarire è che i tempi dell’intervento sono LUNGHI: non vi saranno cicli di terapia intensivi, ma andranno diluiti nel tempo e portati avanti anche anni, fino al raggiungimento dello sviluppo completo della colonna ed al termine dell’età della crescita.
I casi più importanti possono richiedere interventi più complessi, che vanno da una terapia farmacologica per gestire il dolore all’utilizzo di bustini specifici durante l’età dello sviluppo per guidare la crescita della colonna nella direzione corretta. L’intervento chirurgico è sempre l’ultima strada, e fortunatamente al giorno d’oggi anche la più rara, grazie ai numerosi programmi di prevenzione di questo tipo di patologie. Si tratta infatti di interventi alla colonna che, per quanto conosciuti, hanno sempre una certa dose di rischio intrinseco, ed è meglio limitarli quando possibile.